Presentata a metà luglio da Legacoop Bologna la ricerca "L'accessibilità alla casa nel contesto di Bologna: innovazione nei modelli e negli strumenti", a cura del prof. Edoardo Croci, Direttore di SUR Lab - Università Bocconi di Milano.
Lo studio ha analizzato dieci casi studio europei e nazionali di modelli di accesso alla casa e coinvolto dieci soggetti chiave del sistema abitativo bolognese, attraverso interviste dirette. Sono stati ascoltati: Città metropolitana di Bologna, Comune di Bologna, Fondazione Abitare Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Bologna, Università, Open Impact, SUNIA Emilia-Romagna, Confindustria Emilia e ANCE Emilia.
Dall’analisi comparata dei casi europei e dal confronto con gli interlocutori bolognesi sono emerse cinque leve trasversali che, combinate tra loro, possono agire congiuntamente per garantire un accesso equo e sostenibile alla casa:
Terreni e immobili: concessioni pubbliche, diritti di superficie e recupero del patrimonio inutilizzato per abbassare il costo iniziale dell’intervento.
Capitale: prestiti pubblici agevolati, fondi rotativi, garanzie statali e capitali pazienti per ridurre il costo del denaro.
Produzione edilizia: industrializzazione, prefabbricazione e acquisti aggregati per accorciare i tempi di realizzazione e ridurre i costi di costruzione.
Garanzie e intermediazione: coperture contro la morosità e agenzie sociali di mediazione per riportare sul mercato alloggi sfitti a canoni calmierati.
Servizi integrati: spazi commerciali, energia e servizi di comunità per generare ricavi aggiuntivi che abbassino stabilmente il canone.
Sulla base delle evidenze della ricerca, Legacoop Bologna avanza al Comune di Bologna tre proposte, da inserire nella Variante 2 del Piano Urbanistico Generale e negli strumenti attuativi collegati:
Riconoscere pienamente il valore sociale e di calmieramento dei costi dell’affitto e della vendita dell’ERS attraverso leve urbanistiche premianti nel PUG, capace di favorirne lo sviluppo in forma diffusa e rapida nel tessuto urbano, accanto all’edilizia libera, superando la logica del confinamento in lotti separati.
Una governance pubblico-privata non speculativa per la gestione del fondo ERS alimentato dalle monetizzazioni degli obblighi negli interventi di piccole dimensioni. Una governance capace di attrarre nuovi investimenti non speculativi da parte di finanziatori ad alto impatto sociale e ambientale, in una logica di partenariato di lungo periodo.
Corsie di premialità burocratica e amministrativa — tempi certi, procedimenti semplificati, priorità istruttorie — per chi realizza ERS, riconoscendo il maggior valore pubblico di questa tipologia.
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