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Modena, gli orti urbani diventano intergenerazionali

Nel nuovo regolamento spazio ai giovani e al sociale.

Data: 29 Luglio 2026 Modena
  • Data: 29 Luglio 2026
  • Modena

Una profonda trasformazione coinvolge gli orti urbani di Modena. Il Consiglio comunale ha recentemente approvato il nuovo regolamento che introduce dei grandi cambiamenti: questi spazi, nati negli anni Ottanta, non sono più un’esclusiva per gli anziani. Il nuovo testo apre alle giovani generazioni, e promuove un dialogo tra le diverse fasce d’età sotto il segno della natura e della condivisione sociale e comunitaria.

Con 1.165 orti in undici zone, il patrimonio modenese è gestito con Ancescao Aps, i Centri sociali e i Comitati Anziani. La novità risiede nella ripartizione: il 75% degli spazi resta agli over 60, ma il 25% è ora riservato a chi ha tra i 18 e i 59 anni. Una scelta strategica che risponde alla crescente voglia di partecipazione dei cittadini più giovani, desiderosi di riscoprire il contatto diretto con la terra e i ritmi della coltivazione all’aria aperta.

La vicesindaca Francesca Maletti e e assessora a Sanità, Salute e Servizi ha spiegato: «Il Comune promuove da anni iniziative per il benessere e la qualità della vita, anche attraverso la cura degli orti. Si tratta di spazi che perseguono finalità sociali, di prevenzione psicofisica e di partecipazione alla gestione collettiva delle aree, favorendo relazioni di amicizia, solidarietà e attività condivise tra gli assegnatari». L’obiettivo finale, aggiunge Maletti, è quello di «andare sempre maggiormente incontro alle richieste dei cittadini» di ogni età.

Per l’assegnazione servono la residenza a Modena, l’assenza di altri terreni coltivabili e la capacità di cura personale. Le domande sono presentabili in qualsiasi momento dell’anno all’ente concessionario. L’assegnazione dura cinque anni, rinnovabili automaticamente per uguale periodo se permangono i requisiti. Il regolamento include anche progetti per scuole, associazioni e minori seguiti dai servizi sociali, confermando l’orto come fondamentale pilastro di inclusione urbana.

Il nuovo regolamento