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"Oltre il giardino": all'assemblea di Confcooperative Federsolidarietà si parla di lavoro per le persone fragili

Presentata la ricerca Social Seed. Antonio Buzzi confermato presidente.

Data: 23 Aprile 2026 Emilia Romagna
  • Data: 23 Aprile 2026
  • Emilia Romagna

Un sistema che coniuga inclusione, lavoro e sviluppo economico e sociale, capace di generare valore per le persone e per la collettività. Un sistema che, proprio in virtù dei benefici che apporta alla comunità, richiede di essere riconosciuto e sostenuto. È questa la fotografia che emerge dalla ricerca sulla cooperazione di inserimento lavorativo in regione realizzata per conto di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna da Social Seed. La ricerca è stata presentata lunedì 20 aprile davanti a 300 persone riunite all’Hotel Savoia Regency di Bologna, in apertura della parte pubblica dell’assemblea regionale della Federazione dal titolo “Oltre il giardino. L’economia sociale per i diritti, contro le disuguaglianze”.

Al centro dell’analisi le 170 cooperative sociali di tipo B e A+B aderenti a Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, che rappresentano uno dei pilastri del sistema regionale di welfare e delle politiche attive del lavoro. In queste realtà sono 2.135 le persone svantaggiate inserite al lavoro ai sensi della legge 381/91, un dato che restituisce con chiarezza la dimensione e l’impatto di un modello imprenditoriale orientato all’interesse delle comunità e dei territori.

Non si tratta di un semplice adempimento normativo. I dati evidenziano infatti come nelle cooperative analizzate si registrino 66 lavoratori svantaggiati ogni 100 lavoratori ordinari, a fronte di un minimo previsto dalla normativa del 30%, un valore più che doppio rispetto a quanto stabilito dal legislatore. Un indicatore che racconta una scelta strutturale e identitaria: utilizzare il lavoro come leva di inclusione e autonomia, andando ben oltre gli obblighi di legge.

“La cooperazione sociale di tipo B rappresenta una delle espressioni più avanzate dell’economia sociale, capace di coniugare impresa e interesse generale. Non siamo semplicemente produttori di servizi, ma soggetti che promuovono inclusione, diritti e partecipazione, contribuendo in modo concreto alla costruzione di comunità più coese e a un modello di sviluppo più equo”, ha dichiarato durante il suo intervento di apertura Antonio Buzzi, presidente Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, che durante l'assemblea è stato rieletto.

La ricerca restituisce anche una fotografia puntuale delle fragilità intercettate dal sistema cooperativo. La quota più rilevante riguarda persone con disabilità fisica e/o sensoriale (36%), seguite da persone con dipendenze (20%) e da persone con disabilità psichica (18%). Un quadro che evidenzia la capacità delle cooperative sociali di operare su bisogni complessi, multidimensionali e in costante evoluzione.

Accanto alla dimensione sociale, emerge con forza anche quella economica. Secondo le stime elaborate dalla ricerca, basate su un modello di analisi sviluppato a partire da uno studio realizzato nel 2017 da AICCON e dal Centro Studi Socialis, che ha misurato il risparmio generato per i budget pubblici dagli inserimenti lavorativi realizzati da cooperative sociali di tipo B in Emilia-Romagna attraverso il metodo di valutazione Valoris (Venturi, Rago, Chiaf, 2017), ogni lavoratore svantaggiato inserito genera un risparmio medio annuo per la spesa pubblica pari a 4.783 euro. Proiettando questo dato sui 2.135 lavoratori occupati nelle cooperative aderenti, si stima un impatto complessivo superiore ai 10 milioni di euro annui. Un risultato che evidenzia come la cooperazione sociale non rappresenti un costo, ma un investimento capace di produrre benefici concreti per l’intero sistema pubblico.

Il valore di questo modello si misura anche nella qualità dei percorsi attivati. Gli inserimenti lavorativi sono infatti accompagnati da un’intensa attività di tutoraggio e supporto: il rapporto medio è di un operatore ogni 7 lavoratori svantaggiati, con una mediana di 1 a 4, a conferma della diffusione di interventi personalizzati e della centralità della relazione nei processi di inclusione.

“La ricerca mette in luce il valore generato dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo, non solo in termini di inclusione ma anche di impatto economico, evidenziando un contributo spesso non pienamente riconosciuto nei tradizionali sistemi di misurazione – ha commentato il presidente Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza -. In una fase storica globale segnata da profondi cambiamenti, il contributo della cooperazione diventa sempre più strategico per garantire diritti, creare opportunità e rafforzare la tenuta delle comunità”.